Ghiro SRL

RISCHI PSICOSOCIALI E TUTELA DEI LAVORATORI VULNERABILI

I cambiamenti sociodemografici, tecnologici ed economici degli ultimi decenni hanno provocato importanti trasformazioni nel mondo del lavoro, costringendo le aziende a ricorrere a nuove forme di organizzazione e somministrazione del lavoro per poter salvaguardare la propria competitività.

Tali cambiamenti, se non adeguatamente monitorati, possono determinare impatti negativi sulla qualità delle condizioni lavorative e sui livelli di tutela di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. In Italia, l’inserimento nel d.lgs. 81/2008 e s.m.i. della definizione – mutuata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – del concetto di salute, intesa quale “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”, rappresenta la premessa per la garanzia di un approccio globale e olistico per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

In tale scenario risulta necessaria l’implementazione dell’attività di ricerca anche relativamente all’analisi delle condizioni di lavoro ed alla percezione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, con particolare riguardo a quelli di natura psicosociale, che possono determinare l’insorgenza del fenomeno dello stress lavoro-correlato, collocato al secondo posto in Europa tra i problemi di salute dovuti al lavoro, dopo i disturbi muscolo-scheletrici.

I fattori di rischio psicosociale sono quegli aspetti di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali, che potenzialmente possono arrecare danni alla salute psico-fisica del lavoratore; pertanto, tali fattori necessitano di adeguata valutazione e gestione, al fine di evitare l’instaurarsi di condizioni di disagio nei lavoratori.

A questo proposito il d.lgs. 81/2008 e s.m.i., recependo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, ha specificato, con l’art. 28, l’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato e, di conseguenza, quello relativo alla gestione dello stesso da parte del datore di lavoro.

Con il successivo inserimento nel d.lgs 81/08 del titolo X-bis, il legislatore ha introdotto l’obbligo per il datore di lavoro – nell’ambito della protezione delle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario –di “…garantire la salute e sicurezza dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi alla loro vita professionale, inclusi i fattori psicosociali e di organizzazione del lavoro…”.

In relazione ai mutamenti sociodemografici degli ultimi decenni ed in linea con le indicazioni di cui alle strategie europee per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, tra gli obblighi presenti nell’art. 28 del d.lgs 81/08, quello di tener conto, nella valutazione dei rischi, anche di quelli “connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro”.

Tale specifica previsione normativa, finalizzata ad una tutela globale della salute e sicurezza sul lavoro, richiede un’implementazione della ricerca relativamente alle diverse condizioni di vulnerabilità.

Rischio stress lavoro-correlato

Secondo l’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, lo stress è “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”. Lo stress lavoro-correlato pertanto può interessare potenzialmente ogni luogo di lavoro e ogni lavoratore in quanto causato da aspetti diversi strettamente connessi con l’organizzazione e l’ambiente di lavoro.

In Italia, il vigente quadro normativo, costituito dal d.lgs. 81/2008 e s.m.i., obbliga i datori di lavoro a valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato al pari di tutti gli altri rischi, in recepimento dei contenuti dell’Accordo europeo. A tal proposito nel novembre del 2010 la Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro ha elaborato le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato individuando un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo.

Nel Maggio 2011 il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale ha sviluppato una Metodologia di valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato e pubblicato una specifica piattaforma online utilizzabile dalle aziende per effettuare la valutazione del rischio ai sensi del d.lgs. 81/2008 e s.m.i.

Il metodo proposto offre alle aziende strumenti validati e risorse specifiche, utilizzabili dalle aziende seguendo un approccio sostenibile ed integrato, articolato per fasi, che prevede il coinvolgimento delle figure della prevenzione e dei lavoratori.

L’obiettivo principale della valutazione del rischio stress lavoro-correlato concerne l’identificazione di eventuali criticità relative a quei fattori di Contenuto del lavoro (carico di lavoro, orario, pianificazione dei compiti, ecc.) e Contesto del lavoro (ruolo, autonomia decisionale, rapporti interpersonali, ecc.) presenti in ogni tipologia di azienda e organizzazione. Successivamente, partendo dall’analisi dettagliata delle criticità emerse, si prosegue implementando un’adeguata gestione del rischio, che consente di migliorare le condizioni di lavoro e dei livelli di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, impattando positivamente sulla competitività delle aziende e sulla qualità dei prodotti e dei servizi erogati.

Apparecchiature e impianti elettrici ed elettronici

Un’apparecchiatura elettrica o elettronica utilizzata in un contesto lavorativo è un’attrezzatura di lavoro, in base al d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81. Ugualmente utilizzati nel contesto lavorativo sono gli impianti elettrici ed elettronici, così definiti dal d.m. 22 gennaio 2008, n. 37 impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica: i circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese a spina con esclusione degli equipaggiamenti elettrici delle macchine, degli utensili, degli apparecchi elettrici in genere. Nell’ambito degli impianti elettrici rientrano anche quelli di autoproduzione di energia fino a 20 kW nominale, gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere, nonché quelli posti all’esterno di edifici se gli stessi sono collegati, anche solo funzionalmente, agli edifici; impianti radiotelevisivi ed elettronici: le componenti impiantistiche necessarie alla trasmissione ed alla ricezione dei segnali e dei dati, anche relativi agli impianti di sicurezza, ad installazione fissa alimentati a tensione inferiore a 50 V in corrente alternata e 120 V in corrente continua, mentre le componenti alimentate a tensione superiore, nonché i sistemi di protezione contro le sovratensioni sono da ritenersi appartenenti all’impianto elettrico; ai fini dell’autorizzazione, dell’installazione e degli ampliamenti degli impianti telefonici e di telecomunicazione interni collegati alla rete pubblica, si applica la normativa specifica vigente”.
Il Dipartimento Innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici nello specifico è impegnato in:

Coerentemente, le attività di ricerca concernenti la sicurezza delle apparecchiature e degli impianti elettrici ed elettronici sono orientate a:

Tali ricerche si inseriscono nell’attuale contesto di evoluzione normativa e tecnica in materia e riguardano, in particolare, gli aspetti infortunistici legati al mancato rispetto delle procedure di sicurezza, nell’ambito dell’uso e della manutenzione, con l’obiettivo principale di individuare lo stato dell’arte, in considerazione anche dei dati infortunistici degli ultimi anni.

Lavori con rischio elettrico

Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D. Lgs. 81/2008 e ss.mm. e ii.) dedica un intero “Capo” (il III del Titolo III) all’attenzione che il datore di lavoro deve rivolgere alla riduzione del possibile rischio elettrico.

Per la maggior parte dei lavoratori il rischio elettrico è qualcosa a cui sono esposti solo a seguito del venir meno delle barriere di sicurezza di cui sono stati dotati in fase realizzativa gli impianti o le apparecchiature, pertanto solo a seguito di un’errata realizzazione o di incuria nell’uso.
Vi sono invece lavoratori, come quelli che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, che hanno particolarmente a che fare con il rischio elettrico durante l’attività lavorativa.

Alcuni lavoratori, inoltre, svolgono la propria attività lavorativa nei pressi di impianti elettrici, pur non avendo direttamente a che fare con essi, ad esempio per la potatura di piante o per attività in cantieri che si sviluppano nei pressi di elettrodotti aerei o per altre attività che avvengono nei pressi di strutture e recinti legati a tali installazioni.

Con la pubblicazione del D.Lgs. 81/2008 e delle norme CEI 11-15 e CEI 11-27, IV Edizione e con il recepimento della norma EN 50110-1:2013, sono a disposizione dei datori di lavoro tutte le disposizioni legislative e normative da mettere in atto per ridurre il rischio nei lavori con rischio elettrico.

I lavori che si svolgono nella zona di lavoro sotto tensione e nella zona di lavoro in prossimità sono disciplinati dall’art. 82 del D. Lgs. 81/2008, mentre i lavori che si svolgono nella zona di lavoro non elettrico sono disciplinati dall’art. 83 (art. 117 se i lavori si svolgono in un cantiere) del D. Lgs. 81/2008.

Impianti elettrici nei locali medici

Secondo quanto definito dal Testo Unico sulla Sicurezza del lavoro (art. 80 del d.lgs. 81/08) è fatto obbligo al datore di lavoro di provvedere affinché i lavoratori nei luoghi di lavoro, siano protetti dai rischi di natura elettrica che possono derivare dagli impianti, dalle attrezzature e dai materiali elettrici.

Nei locali medici, la tutela della salute e della sicurezza dei pazienti si aggiunge a quella dei lavoratori.
I pazienti, a causa del loro stato e della presenza di elettrodi all’interno o a contatto con il corpo, sono soggetti a pericoli anche quando si hanno valori dei parametri elettrici che per un essere umano in condizioni normali non rappresentano un pericolo.

Elettromedicali

I dispositivi medici utilizzati dal personale medico ed infermieristico all’interno delle strutture sanitarie sono, per tali soggetti, delle attrezzature di lavoro e, pertanto, il loro uso è sottoposto alle disposizioni contenute nel Titolo III, Capo I, del D.Lgs. 81/08.

In una struttura sanitaria il datore di lavoro sceglie i dispositivi medici in base all’efficacia dell’azione sanitaria che sono chiamati ad espletare (terapia e diagnosi), ma deve anche saper riconoscere e valutare i rischi connessi con l’uso lavorativo di simili attrezzature.
Le verifiche periodiche, accertando il permanere nel tempo delle condizioni di sicurezza, sono utili per mantenere sotto controllo il rischio.

La loro regolare effettuazione consente la scoperta di difetti e deterioramenti, permettendo di intervenire per ripristinare la sicurezza prima che si verifichi un infortunio o un guasto.
In tal modo, permettono di attuare una gestione più economica delle tecnologie, riducendo la frequenza di interventi di manutenzione correttiva (che di solito sono eseguiti in emergenza, a seguito dell’occorrenza di un guasto).

Per tale motivo la regolare effettuazione delle verifiche periodiche permette anche un sensibile miglioramento della disponibilità e qualità del servizio di una struttura sanitaria.

Protezione dalle scariche atmosferiche

Secondo quanto definito dal Testo Unico sulla Sicurezza del lavoro (d.lgs. 81/08 e s.m.i, artt. 80 e 84) è fatto obbligo al datore di lavoro di provvedere affinché gli edifici, gli impianti, le strutture e le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini. A tal fine redige un documento di valutazione del rischio fulmini e predispone, se del caso, un impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.

All’Istituto è assegnato il compito di verifica a campione della prima installazione degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche nei luoghi di lavoro.

L’Istituto partecipa all’evoluzione della normativa e svolge attività di ricerca e di formazione sulla valutazione del rischio di fulminazione.

MACCHINE E ATTREZZATURE DA LAVORO
Lo sviluppo di criteri e metodi per la progettazione, la costruzione e l’utilizzo sicuro di macchine messe a disposizione dei lavoratori e in generale di attrezzature di lavoro, al fine di definire strumenti e soluzioni tecniche per l’eliminazione o la riduzione dei rischi, è di fondamentale importanza per la prevenzione dei rischi lavorativi, in particolar modo nei settori dell’industria, dell’agricoltura e dell’artigianato, poiché questi interventi di miglioramento agiscono a monte dei processi finalizzati alla gestione della sicurezza di un’organizzazione aziendale. Le soluzioni di cui sopra hanno portato a risultati sia di tipo prototipale (es. robot per l’ingresso in silos vitivinicolo) sia di tipo documentale quali linee di indirizzo condivise a livello nazionale ed internazionale (es. “Sicurezza delle macchine additive – Safety additive machine”; “Neutralizzazione di un dispositivo di interblocco defeating – Das defeating Einer”).

Il Dipartimento Innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici sviluppa e valida metodiche e procedure dedicate alla fase di progettazione, costruzione e utilizzo in sicurezza di macchine, trattori, impianti, apparecchi e attrezzature di lavoro, con particolare riguardo ai settori industriale, civile, agricolo-forestale e agro-alimentare. Il Dipartimento sviluppa soluzioni tecniche innovative per la salvaguardia dagli infortuni, che prevedono ad esempio l’adozione di specifici dispositivi di protezione e di sicurezza (es. schermi, ripari), nonché la scelta di attrezzature di lavoro aventi determinate caratteristiche tecniche ed in particolare specifici equipaggiamenti elettrici e sistemi di comando e controllo in relazione alla loro destinazione d’uso e allo specifico ambiente di utilizzo. Proprio in relazione agli ambienti di utilizzo, un’attenzione particolare è rivolta al settore degli ambienti confinati e/o sospetti d’inquinamento, caratterizzato dall’elevata pericolosità soprattutto in termini di percentuale di accadimenti infortunistici mortali plurimi correlati ad un singolo evento incidentale.

Inoltre, il Dipartimento effettua attività sperimentale e modellistica di analisi su aspetti emersi in fase di valutazione del rischio, con particolare attenzione anche alle implicazioni di carattere ergonomico e di correlazione al fattore umano. Nell’ambito delle suddette tematiche partecipa intensamente all’elaborazione di proposte in sede normativa e di regolamentazione tecnica nazionale e internazionale mediante i relativi gruppi di lavoro e commissioni tecniche.

Nello specifico, il Dipartimento è impegnato principalmente nelle seguenti attività:

Altre attività di ricerca sono svolte in collaborazione con alcune Unità Operative Territoriali:

Misure di protezione

Il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti prodotti e insediamenti antropici analizza e sviluppa strumenti a supporto di datori di lavoro, fabbricanti, installatori, manutentori e addetti alla sicurezza nell’analisi e valutazione dei livelli di sicurezza delle attrezzature di lavoro, di macchine e degli insiemi di macchine.

Il processo di riduzione del rischio dal punto di vista del fabbricante prevede l’applicazione dei principi di integrazione della sicurezza e, fra essi, anche l’adozione di misure di protezione, ovvero ripari e dispositivi di protezione. Il datore di lavoro può trovarsi invece a dover verificare la rispondenza delle sue attrezzature di lavoro non marcate CE ai requisiti indicati nell’allegato V al d.lgs. 81/08. In tale contesto, il Dipartimento ha elaborato documenti e software di riferimento per supportare la corretta applicazione delle indicazioni normative, vedasi ad esempio la pubblicazione Il defeating di un dispositivo di interblocco associato ai ripari ed i Software per la sicurezza del macchinario dedicati alle distanze di sicurezza, agli equipaggiamenti elettrici e ai rischi meccanici. Questi ultimi hanno l’obiettivo di fornire una guida alla valutazione della conformità dell’attrezzatura di lavoro ai requisiti di sicurezza richiesti dalla parte I allegato V del D.lgs. 81/08 e s.m.i. “Requisiti generali applicabili a tutte le attrezzature di lavoro”. Detta valutazione è richiesta dall’art. 70 comma 2 del d.lgs. 81/08 per le attrezzature costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto e per quelle messe in servizio antecedentemente a dette disposizioni.

L’attività del Dipartimento è attualmente indirizzata anche all’elaborazione di strumenti che supportino i datori di lavoro, gli installatori e i manutentori nella gestione in sicurezza degli insiemi di macchine, che risultano particolarmente critici per l’elevato numero di ricorrenze infortunistiche. Le unità che costituiscono detti insiemi, siano esse macchine o quasi-macchine, possono infatti essere modificate, integrate, sostituite introducendo talvolta possibili nuove condizioni di rischio, singolarmente o nel loro assemblaggio, non valutate dal fabbricante

Ripari e Dispositivi di protezione

Spesso l’assenza di un adeguato sistema di protezione (ripari e/o dispositivi di protezione) rispetto al rischio di contatto con gli elementi mobili comporta incidenti anche gravi e mortali.

La scelta del sistema di protezione deve tener conto dei punti di accesso al pericolo, dell’estensione della zona di pericolo, della frequenza di accesso, nonché del tempo di arresto del movimento pericoloso.
La conoscenza del tempo di arresto effettivo dei movimenti pericolosi è infatti il punto di partenza per la conoscenza del livello di rischio dovuto al possibile contatto con gli elementi mobili.

Il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti prodotti e insediamenti antropici svolge attività volte alla valutazione dello stato dell’arte delle tecnologie di arresto degli organi in movimento delle macchine. In particolare, partendo dalla misura del tempo di arresto degli organi in movimento e dal suo monitoraggio nel tempo, si analizzano possibili soluzioni tecniche per diverse tipologie di macchine, tra le quali macchine cippatrici e macchine spandiletame che presentano problematiche di contatto con elementi mobili non protetti.

Per quanto concerne la scelta e la tipologia di ripari, l’attività di ricerca è volta allo studio e alla realizzazione di nuove tipologie di protezione. Inoltre, il Dipartimento porta avanti attività volte ad analizzare e valutare sistemi di protezione attiva per l’eliminazione o la riduzione dei rischi di contatto con gli organi di lavorazione in movimento.

Per le macchine alimentari sono state predisposte schede tecniche, documenti di indirizzo ed approfondimenti sulla specificità dei rischi professionali, in particolare quelli dovuti al possibile contatto degli operatori con le parti mobili e taglienti pericolose nelle macchine segaossa e quelli dovuti al possibile schiacciamento tra rulli di trascinamento.

Sono stati sviluppati due software relativi alle Distanze di sicurezza, realizzati in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Federmacchine, il Gruppo interregionale macchine e impianti, CEI – CT44X e UNI.

I software fanno riferimento alle prescrizioni contenute nella norma UNI EN ISO 13857:2010 “Sicurezza del macchinario – Distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento di zone pericolose con gli arti superiori e inferiori” e nella norma UNI EN ISO 13855:2010 “Sicurezza del macchinario – Posizionamento dei dispositivi di protezione in funzione delle velocità di avvicinamento di parti del corpo”. Le due norme sono di tipo B, ovvero riguardano un aspetto specifico della sicurezza e rappresentano il principale riferimento per il calcolo delle distanze di sicurezza dalle zone pericolose del macchinario.

Dispositivi di sicurezza e sistemi di comando e di controllo

I dispositivi di sicurezza di una macchina sono dispositivi destinati ad espletare una funzione di sicurezza e il cui guasto e/o malfunzionamento può determinare un immediato aumento del rischio.

I sistemi di comando e controllo, ed in particolare le parti correlate alla sicurezza della macchina, devono essere progettati secondo determinati requisiti e devono raggiungere dei livelli prestazionali (Performance Level – PL) definiti in termini di probabilità di guasti pericolosi in una determinata unità di tempo (ora), adeguati alla funzione che essi svolgono ovvero derivanti dalla valutazione del rischio a cura del fabbricante stesso. Per alcune tipologie di macchine e/o funzioni le norme già individuano il PL da raggiungere, altrimenti occorre identificarlo attraverso la valutazione del rischio. Il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti prodotti e insediamenti antropici effettua ricerche in questo ambito e in particolare nello studio di soluzioni innovative per raggiungere adeguati o più alti livelli di sicurezza.

Il Dipartimento ha inoltre elaborato un software per la valutazione degli equipaggiamenti elettrici delle macchine con l’obiettivo di aiutare e guidare, principalmente i datori di lavoro, all’interpretazione delle prescrizioni sulla sicurezza per gli equipaggiamenti elettrici e i circuiti di comando delle attrezzature di lavoro non marcate CE. Il software è stato validato ed incluso nelle “Buone Prassi” della Commissione Consultiva Permanente del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Uso scorretto ragionevolmente prevedibile

Il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti prodotti e insediamenti antropici è fortemente impegnato in attività di ricerca volte a sensibilizzare e divulgare i più moderni approcci volti alla minimizzazione della possibilità di accadimento di manomissioni, manipolazioni, elusioni e usi scorretti ragionevolmente prevedibili.

L’uso scorretto ragionevolmente prevedibile può sostanzialmente ricondursi a due situazioni: la reazione involontaria ad una situazione anormale (es. movimenti istintivi o riflessi dell’operatore a seguito di una situazione inattesa) e la reazione volontaria ad un disagio operativo (es. rimozione di ripari o dispositivi di protezione a causa di una situazione operativa oggettivamente poco tollerabile).

La situazione anormale che può provocare la “reazione involontaria”, non in conformità all’uso previsto, può essere generata dalla macchina (es. malfunzionamento), causata dall’operatore (es. disattenzione) o determinata da fattori esterni (es. eventi meteorologici).

Il disagio operativo che può provocare la “reazione volontaria”, anch’essa non in conformità all’uso previsto, può essere invece causato da un’eccessiva difficoltà nello svolgere alcune operazioni (es. controllare l’area di lavorazione quando i ripari previsti non consentono la piena visibilità) o da una eccessiva riduzione della produttività (es. interrompere continuamente un ciclo produttivo automatico per eseguire delle operazioni manuali). Inoltre tra le reazioni volontarie ad un disagio operativo si possono ricondurre sia l’uso improprio (impiego della macchina per una funzione o con una modalità di funzionamento non prevista dal fabbricante, in condizioni ambientali non previste, in situazioni di carenza di manutenzione e controlli, ecc.) sia le manomissioni/manipolazioni della macchina (fra cui la modifica dei parametri di funzionamento, la rimozione dei ripari, la manomissione dei dispositivi di protezione, ecc.).

Il Dipartimento realizza sia strumenti informativi, divulgativi e tecnici più “tradizionali” quali linee di indirizzo e software, sia strumenti innovativi che impiegano ad esempio le tecnologie abilitanti dell’industria 4.0, di supporto ai datori di lavoro, agli operatori e a tutte le figure interessate alla sicurezza delle macchine. La sensibilizzazione a questa tematica riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione di accadimenti infortunistici dalla progettazione della macchina all’utilizzo della stessa.

Ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento

Il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti prodotti e insediamenti antropici è impegnato in attività di ricerca volte ad approfondire e sviluppare innovative e adeguate misure tecnico-organizzative per la sicurezza degli operatori in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento; le suddette attività permettono l’implementazione e l’aggiornamento di percorsi di formazione, informazione e addestramento del personale chiamato a operare in tali ambienti.

Tra gli obiettivi di ricerca figura lo studio di metodologie di esercizio, di manutenzione e di verifica – in particolare ispezioni interne alle attrezzature-, alternative a quelle tradizionalmente utilizzate, al fine di limitare o, ove possibile, evitare che l’operatore si trovi a lavorare in ambienti che si configurano come confinati e/o sospetti di inquinamento. Il Dipartimento con questo obiettivo effettua studi e ricerche su robot o altre attrezzature controllate da remoto, che consentono l’effettuazione di attività particolarmente gravose e con pericolo di infortunio grave e mortale. Tra i progetti del Dipartimento figura, infatti, la realizzazione di un prototipo di robot per l’esecuzione di attività di pulizia all’interno di in un silos vitivinicolo, mediante un bando di ricerca in collaborazione.

Il dipartimento è attivo, altresì, nello studio di efficaci metodi per il salvataggio degli operatori a seguito di malore o infortunio, anche considerando il possibile impiego di sistemi innovativi come droni per il controllo degli ambienti e sistemi di tag passivi per il riconoscimento della posizione degli operatori. In tale ottica effettua studi di sistemi wearable per il controllo da remoto e monitoraggio continuo delle attività degli operatori.

Tutte le suddette attività sono integrate dallo studio dello stato dell’arte dei sensori di rilevamento e misura quali multigas, esplosimetri, altro nonché delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuali (in particolare DPI di III categoria) utilizzabili in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento.

Portale per ambienti confinati

Il portale per ambienti confinati raccoglie e classifica incidenti e near miss (quasi incidenti) occorsi in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento. Esso rappresenta un mezzo per individuare e studiare le condizioni che hanno portato all’accadimento dei suddetti eventi incidentali fornendo informazioni di supporto per l’analisi della valutazione dei rischi presenti in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento. Il portale è anche fonte di dati e informazioni preziose per le attività di ricerca dipartimentali finalizzate a individuare processi e soluzioni tecniche tesi a eliminare o a ridurre, dove possibile, le condizioni di rischio per operatori.

L’analisi e l’implementazione delle informazioni presenti nel portale, congiuntamente alla elaborazione dei dati a cura del Dipartimento e alle attività di ricerca svolte in collaborazione con le Unità Operative Territoriali Inail, contribuiscono a incrementare la conoscenza nel settore e a migliorare la sicurezza delle attività lavorative in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento.

Simulatore di ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento

È stato progettato e depositata domanda di brevetto per un simulatore di ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento costituito da una struttura accessoriata con sistemi fissi e mobili per l’alterazione delle capacità cognitive e sensoriali degli utilizzatori e con sistema di registrazione degli eventi. In tale ambiente sono riprodotte e controllate le condizioni critiche che alterano le capacità cognitive dei soggetti esposti al fine di valutare la necessità di implementare tecniche innovative che permettano di operare all’interno dell’ambiente confinato in sicurezza e di mettere a punto metodologie e procedure di emergenza per il recupero e il salvataggio degli operatori infortunati o colti da malore.

Il simulatore, oltre a finalità di ricerca, è stato progettato per sperimentare e definire percorsi innovativi di formazione ed addestramento degli operatori che lavorano in ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento e che debbono essere qualificati conformemente a quanto richiesto dal DPR 177/2011. La sperimentazione prevede di specializzare i percorsi di formazione e addestramento, per lo specifico settore lavorativo: trasporti, vitivinicolo, gestione reti di servizio, rifiuti, manifatturiero, agricoltura, chimico e petrolchimico, altri settori.

Cultura della salute e della sicurezza

Promuovere la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro significa attivare misure adeguate e azioni positive che permettano al cittadino di acquisire comportamenti sani e sicuri in tutti gli ambienti di vita e di lavoro.

Questa sezione ha finalità di studio e ricerca volte a migliorare la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro in termini di prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei cittadini, nonché di promozione di iniziative volte alla diffusione della cultura della sicurezza nei soggetti esposti a infortuni e malattie correlate ai rischi presenti negli ambienti lavorativi, domestici e di vita in generale: la sezione fornisce strumenti per una corretta informazione e formazione finalizzata alla tutela della salute e della integrità fisica delle persone e alla riduzione del danno al singolo e alla collettività.

Una parte della sezione è dedicata alle scuole e quindi alle nuove generazioni: promuovere la cultura della prevenzione dei rischi fin dall’età scolare è la strategia più efficace per garantire la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e sul lavoro. La scuola rappresenta il punto di forza e di svolta da cui partire, in quanto luogo privilegiato per qualsiasi attività educativa e formativa, anche in materia di salute e sicurezza.

Le attuali indicazioni normative in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro rimarcano l’importanza di sensibilizzare i futuri lavoratori alla prevenzione negli ambienti di vita (scuola, casa, strada, territorio) e sul lavoro, per consentire l’acquisizione e lo sviluppo di stili di vita sani e sicuri.

A tale scopo, la sezione raccoglie materiale informativo/formativo, strumenti multimediali e materiale ludico-didattico, insieme a veri e propri pacchetti formativi su specifiche tematiche, rivolti agli educatori (docenti, genitori, collaboratori familiari, ecc.) e ai giovani per incrementare le competenze in materia di salute e sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro attraverso differenti modalità di comunicazione.

 

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