Ghiro SRL

RUMORE

L’INAIL descrive gli agenti di rischio di natura fisica (come definiti dall’art. 180 del d.lgs. 81/2008 e s.m.i), ed in particolare il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche (trasmesse al sistema mano-braccio e al corpo intero), il microclima degli ambienti termici severi, le radiazioni ottiche artificiali (incoerenti e coerenti) e naturali (UV), i campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, le radiazioni ionizzanti, le atmosfere iperbariche e ipobariche, sono tra i principali rischi per la salute nei luoghi di lavoro.

Dai dati provvisori relativi ai lavoratori italiani soggetti alla sorveglianza sanitaria per gli agenti fisici nel 2013, secondo i dati trasmessi all’Inail dai medici competenti nel 2014 con l’Allegato III-B del d.lgs. 81/2008 e s.m.i., risulta che più di 4 milioni di lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria a seguito di esposizione agli agenti fisici.

A tale scopo, vengono effettuati studi, ricerche e monitoraggi, sia sperimentali (in laboratorio e in campo) che modellistici, mirati alla misura e alla valutazione delle condizioni di inquinamento da agenti fisici presenti nei luoghi di lavoro, non solo quelli industriali tradizionali ma anche quelli cosiddetti “misti”, dove vi è la presenza contemporanea di lavoratori e della popolazione, al fine di individuare, mettere a punto e standardizzare metodologie di rilevazione, di valutazione e di controllo degli stessi, in relazione agli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, incluse le misure di prevenzione tecnica, le bonifiche e le misure di protezione.

L’attività di ricerca applicata viene realizzata tramite progetti nazionali ed internazionali, che vedono la collaborazione e la sinergia tra le risorse umane e strumentali del Centro ricerche Inail di Monte Porzio Catone e organismi di ricerca pubblici e privati nazionali e internazionali. Tali progetti mirano a indagare in particolare:

metodi innovativi per la metrologia e la dosimetria degli agenti fisici;

la fisiologia e la modellistica del corpo umano e dei vari distretti;

l’efficienza e l’efficacia degli interventi di prevenzione e protezione, attraverso la sperimentazione delle tecnologie in commercio ma anche lo sviluppo di metodologie e tecnologie innovative per il controllo degli agenti fisici.

I risultati di questa attività vengono trasferiti, oltre che per mezzo di pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali, tramite la partecipazione all’elaborazione di proposte normative, norme tecniche, linee guida e buone prassi presso gli organismi competenti (Ministeri, Coordinamento Tecnico Interregionale, Organismi di normazione, quali UNI, CEI, CEN).

DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHIO RUMORE

Come noto il rumore può provocare una serie di danni sulla salute, il più grave, meglio conosciuto e studiato dei quali è l’ipoacusia, cioè la perdita permanente di vario grado della capacità uditiva.

Il rumore può agire inoltre con meccanismo complesso anche su altri organi ed apparati (apparato cardiovascolare, endocrino, sistema nervoso centrale ed altri), con numerose conseguenze tra le quali l’insorgenza della fatica mentale, la diminuzione dell’efficienza e del rendimento lavorativo, interferenze sul sonno e sul riposo e numerose altre.

Ai fini della prevenzione di tali effetti vanno applicati i criteri valutativi ed i valori di azione prescritti dal D.Lgs 81/08 Titolo VIII Capo II.

Nello specifico l’art. 190 del decreto 81/08 stabilisce l’obbligo di valutazione a carico del datore in relazione ai rischi o ai danni che può causare il rumore, ed estende la valutazione anche ai macchinari e alle strumentazioni alternativamente utilizzabili e meno rumorose.

Lo stesso datore di lavoro deve inoltre dimostrare di aver preso in considerazione tutti i dispositivi di protezione per l’udito e di aver analizzato le possibili conseguenze dovute all’esercizio di attività lavorative in ambienti in cui oltre al rumore vi sono delle vibrazioni.

La valutazione del rischio deve essere effettuata da persona qualificata in tutte le aziende, indipendentemente dal settore produttivo, nelle quali siano presenti lavoratori subordinati o equiparati ad essi; nei casi in cui non si possa fondatamente escludere che siano superati i valori inferiori di azione (LEX>80 dB(A) o Lpicco,C > 135 dB(C)) la valutazione deve prevedere anche misurazioni effettuate secondo le appropriate norme tecniche (UNI EN ISO 9612:2011 e UNI 9432:2011).

Per le situazioni nelle quali è evidente che l’esposizione a rumore è trascurabile si può ricorrere alla cosiddetta “giustificazione” che non è necessario approfondire la valutazione del rischio oppure, in casi un po’ più dubbi, ci si può limitare ad alcune misurazioni tali da poter escludere il superamento dei valori inferiori d’azione anche per i lavoratori più a rischio.

Una valutazione con misurazioni può ritenersi completa se:

EFFETTI EXTRAUDITIVI DEL RUMORE

E’ da tener presente in merito che il D.Lgs 81/08 non contiene criteri valutativi specifici per la prevenzione di tali effetti: in relazione alla tipologia di attività andranno applicate le norme di buona tecnica specifiche contenute nel Portale (documento approvato dalla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro il 28 novembre 2012 metodologie e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro)

Effetti fisiologici

Il rumore può interferire con le attività mentali che richiedono attenzione, memoria ed abilità nell’affrontare problemi complessi. Le strategie di adattamento messe in atto per “cancellare” il rumore e lo sforzo necessario per mantenere le prestazioni sono associate ad aumento della pressione arteriosa e ad elevati livelli ematici degli ormoni legati allo stress. Tali effetti possono avere gravi ricadute sulla salute e comportare, in relazione alle condizioni individuali del soggetto esposto, l’insorgenza di:

Comunicazione

La parola è comprensibile al 100% con livelli di rumore di fondo intorno a 45 dB(A) di LAeq. Per livelli superiori ai 55 dB(A) di LAeq di livello di fondo (livello medio raggiunto dalla voce umana non alterata), è necessario alzare il tono della voce.

L’eccessivo rumore di fondo interferisce con la capacità di concentrazione ed induce a comunicare con tono di voce alterato, incrementando conseguentemente il rumore di fondo dell’ambiente.

Nelle aule scolastiche e nelle sale congressuali in cui si trovano rispettivamente, bambini (che sono particolarmente sensibili agli effetti del rumore) e persone anziane con diminuzione dell’udito, il rumore di fondo dovrebbe essere di 10 dB(A) di LAeq più basso rispetto alla voce dell’insegnante o dello speaker.

Effetti sull’apprendimento

È ormai assodato da studi condotti in sede internazionale che i bambini esposti a rumore cronico possono manifestare deficit nella capacità di concentrazione. Sembra che essi sviluppino, per far fronte all’effetto distraente del rumore, strategie di apprendimento che causano stress psico-fisico. Parecchi studi hanno poi documentato un collegamento fra rumore e risultati scolastici, in particolare la capacità nella lettura. Il rumore cronico ha effetti negativi sull’abilità nella lettura, al contrario del rumore acuto che sembra avere scarsi effetti. Anche l’abilità nella lingua parlata sembra essere correlata alle capacità nella lettura, per cui risulterebbe che il rumore è in relazione con entrambe.

Riposo e sonno

Il rumore può disturbare il sonno, inducendo difficoltà ad addormentarsi, riduzione della fase di sonno profondo, aumento dei risvegli ed effetti avversi dopo il risveglio o dopo un inadeguato riposo, come affaticamento e deficit delle prestazioni. Questi effetti si possono evitare se i livelli sonori nell’ambiente indoor destinato al riposo sono mantenuti sotto i 30 dB(A) di LAeq di livello di fondo, oppure con livello di picco max sotto 45 dB(A) di LAeq. Tali criteri dovrebbero essere scrupolosamente osservati per gli ambienti di lavoro destinati al turno di riposo dei lavoratori.

Effetti psicologici e comportamentali

La reazione di fastidio (annoyance) e malessere causata dal rumore aumenta ampiamente in base ai livelli di rumore; la maggior parte degli esseri umani risulta infastidita da esposizioni a rumore intorno a 50 dB(A) LAeq. Il rumore elevato induce aggressività ed incrementa la possibilità di comportamenti aggressivi su soggetti predisposti.

A livelli espositivi superiori a 80 dB(A) di LAeq si riducono i riflessi istintivi in risposta a situazioni di pericolo, con potenziali ricadute in termini di sicurezza.

PREVENZIONE E PROTEZIONE DA RUMORE

L’articolo 192 del D.Lgs 81/2008 – Misure di prevenzione e protezione – al comma 1 afferma che “Fermo restando quanto stabilito dall’art. 182, il datore di lavoro elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo mediante le seguenti misure:

Questo primo comma, nel riaffermare il principio della eliminazione o riduzione dei rischi alla fonte, si caratterizza per l’indicazione di specifici provvedimenti di prevenzione tecnica di sicura utilità pratica.

L’articolo prosegue con altri tre commi:

  • Se a seguito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 190, risulta che i valori superiori di azione sono oltrepassati, il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l’esposizione al rumore, considerando in particolare le misure di cui al comma 1.
  • I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti ad un rumore al di sopra dei valori superiori di azione sono indicati da appositi segnali. Dette aree sono inoltre delimitate e l’accesso alle stesse è limitato, ove ciò sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione.
  • Nel caso in cui, data la natura dell’attività, il lavoratore benefici dell’utilizzo di locali di riposo messa a disposizione dal datore di lavoro, il rumore in questi locali è ridotto a un livello compatibile con il loro scopo e le loro condizioni di utilizzo.”

Il comma 2 introduce una importante novità: l’obbligo di elaborare e attuare le misure tecniche e organizzative per ridurre l’esposizione al rumore scatta al superamento dei valori superiori di azione (85 dB(A) di LEX e/o 137 dB(C) di picco).

Il successivo articolo 193 del D.Lgs 81/2008 – Uso dei dispositivi di protezione individuali – al comma 1 afferma che qualora i rischi derivanti dal rumore non possano essere evitati con le misure di prevenzione e protezione di cui all’articolo 192, il datore di lavoro fornisce i dispositivi di protezione individuali per l’udito conformi alle disposizioni contenute nel Titolo III, capo II, e alle seguenti condizioni:

Infine il comma 2 afferma che “Il datore di lavoro tiene conto dell’attenuazione prodotta dai dispositivi di protezione individuale dell’udito indossati dal lavoratore solo ai fini di valutare l’efficienza dei DPI uditivi e il rispetto dei valori limite di esposizione. I mezzi individuali di protezione dell’udito sono considerati adeguati ai fini delle presenti norme se, correttamente usati, e comunque rispettano le prestazioni richieste dalle normative tecniche”. In questo caso il riferimento operativo è l’Appendice C della norma UNI 9432:2011 e l’Allegato 7 (SCELTA DEI DPI UDITIVI) delle linee guida Ispesl-Regioni.

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